Vinitaly 2025: grandi speranze (?)

La mia due giorni a Vinitaly si è rivelata piuttosto interessante, prodiga di esperienze importanti.  Un’edizione con molte luci (utili anche a confondere chi si avvicina troppo), molte ombre, qualche crepa…, e alcuni assaggi di livello assoluto. Solo di questi parlerò oggi.

Un concetto che ho trovato molto ben espresso, è quello di “identità” e unità stilistica, messe ancor più a fuoco grazie alle differenti sfumature. Risultato non banale, per raggiungere il quale entrano in gioco qualità che vanno oltre le competenze tecniche e che investono un approccio più ampio, e la capacità di sviluppare una “visione” (altro tema che cercherò di sviscerare meglio in futuro). 

Ma veniamo al dunque

Grazie a un autentico regalo di @EnricoMaglio, sono stato ospite di @Collemassari, dove Valentina mi ha accompagnato con straordinaria competenza attraverso alcuni assaggi di Castello Collemassari Montecucco Sangiovese (una denominazione che merita più attenzione), @CantinaGrattamacco (uno dei vini del cuore) e #Poggio di Sotto (potente ed elegante). 

Ho finalmente avuto modo di assaggiare tutti i vini di @barracovini_official, tutti molto buoni, bianchi da grillo e catarratto assolutamente fantastici. La sua presenza a Vinitaly, assieme a quella di @ariannaocchipinti, segna un punto importante nella dialettica della cosiddetta “industria” del vino: anche di questo parlerò in un’altra occasione perché è un tema piuttosto complesso. 

Grazie a @contini1898 ho fatto la scoperta del Nieddera (vitigno autoctono molto intrigante, mai assaggiato prima) e ho avuto conferma che la  Vernaccia di Oristano nelle diverse espressioni - tutte STREPITOSE  - è un gioiello assoluto dell’enologia italiana. 

Ospite di @Massolinowinery ho potuto apprezzare l’assoluta finezza delle diverse declinazioni di Barolo, a mio parere una straordinaria sintesi di ciò che dovrebbe essere oggi un vino classico capace di guardare avanti (il tutto accompagnato da una chiacchierata davvero proficua e ricchissima di dettagli preziosi: mille grazie!). 

Altra bellissima esperienza da @giovannirossowinery. Una batteria di vini fantastici, da Barolo a Montedolce, sull’Etna,  con @Davide Rosso e @Andrea_Delpiano, che sanno trasmettere la passione per il loro lavoro con competenza, entusiasmo e voglia di condivisione. Affascinante il racconto delle origini della cantina e delle vicissitudini del loro vigneto più prestigioso. 

E poi c’è @pietrocassina che produce vini pazzeschi. Coste della Sesia, Lessona e Bramaterra, tutti buonissimi. Esemplare come riesca a mantenere uno stile saldo e inconfondibile rispettando i territori e gli andamenti delle diverse annate.

E poi ancora il Brunello di straordinaria finezza di @Ventolaio, gli spumanti Durello metodo classico di @Fongaro e @Casacecchin, il sorprendente lambrusco, dinamico e vibrante di @Ventiventiwinery,- le contrade di @passopisciaro, @Giodo con un Brunello intrigante, agile, quasi leggiadro, che regala sentori di fiori essiccati, more, mirtilli e note di spezie e resina. E infine l’Irpinia, con i grandissimi vini di @dimeovini. 

Di ombre e crepe non parlerò qui (anche perché sarà un miracolo se siete giunti a questo punto), dirò soltanto che mi ha molto colpito lo sfoggio di “forza” (chiamiamola così) di alcuni produttori. Stand che sembravano arrivare direttamente da Dubai (qualcuno anche da Gardaland, a dire il vero), alcuni allestiti come veri e propri temporary bar, con tanto di terrazza per l’aperitivo, pieni zeppi di persone a cui del vino non importava nulla… se non il fatto che fosse gratis. 

È uno dei prezzi da pagare, probabilmente, per continuare a far camminare questo mastodonte…

E voi? Chi c’era? Quali vini vi hanno colpito? 

 

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